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KODAIKAN


KYOKUSHIN AUTENTICO
di Saiko Shihan Emilio Bevilacqua



Nessun confine come confine.

Una linea di pensiero, una scuola, una filosofia, lo scopo: completare la formazione del guerriero.

Lealta', onore, integrita', rispetto e coraggio sono le cinque virtu' della "scuola antica", dove non c'erano compromessi ma solo crescere con integrita' e onore per completare la formazione, sono virtu' in linea con i miei principi parte essenziale della mia scuola, Honbu Dojo dal 1995.

Il primo passo nella scelta di un'arte marziale sta nello scegliere la disciplina piu' vicina alle nostre aspettative o piu' vicina alle nostre attitudini, il secondo passo, il piu' importante, sta nello scegliere la guida piu' affidabile, che sia competente, ma sul tatami.

Una disciplina si sceglie in base ai propri interessi e finalita', non esiste una disciplina migliore o peggiore ma solo uomini migliori e altri peggiori, tuttavia, inutile negare l'evidenza: esistono discipline piu' di altre predisposte verso certi scopi, soprattutto in tema di efficacia o autodifesa; mentre esistono certe discipline con prospettive diverse, quelle che definisco sceniche o teatrali, quelle tradizionali, quelle sportive, quelle commerciali.

Una volta che abbiamo definito la disciplina da seguire bisogna pero' affidarsi alla guida piu' affidabile, che sia davvero capace: questa e' la parte piu' complicata anche perche' la scelta di riflesso cade sull'organizzazione, cerchiamo percio' di valutare un gruppo con attenzione.

L'aspetto da tenere presente nel valutare un'organizzazione e' la qualita' delle singole persone, si deve verificare la serieta' del suo fondatore o presidente, del capo ramo, ma la cosa importante e' verificare le competenze di colui che dovra' insegnarti, perche' sono le persone a rendere speciale una disciplina, mai il contrario.


Capitolo 1.
Uomini migliori e altri peggiori.

Da una parte istruttori armati di cuore e spirito di sacrificio, integri, competenti sia tecnicamente che mentalmente, dall'altra parte chi pensa solo ad apparire, docenti fasulli, teatrali, individui capaci di confondere il profano, e praticanti capaci solo di saltare da un gruppo all'altro pur di ricevere una tacca in piu' sulla cintura.

Il Kyokushin Karate e' simbolo di forza e perseveranza, questo lo si percepisce nel modo di allenarsi, nel suo spirito, nell'esistenza di regole precise, come le regole che stabiliscono i passaggi di cintura.

Siamo d'accordo che all'atto pratico non e' la cintura a definire un grande maestro, tantomeno un fighter, ma e' la cintura a definire quell'anzianita' sulla disciplina, di conseguenza il livello di sacrifici a cui si e' stati sottoposti negli anni.

Per passare di cintura devi fare degli esami, e non indossare una cintura solo per farsi vedere o per fare business, perche' il Karate e' uno stile di vita che nasce con scopi precisi, ha le sue regole anche nei tempi di attesa.

Indossare una cintura nera con tante tacche ma non saper tirare correttamente un gyaku tsuki, ad esempio, o un semplice mae geri koshi, nella postura, traiettoria e precisione, e' qualcosa che non esiste.

Bisogna dare un significato al percorso nelle arti marziali, per quanto se ne dica, gli esami sono strettamente necessari per verificare il grado di conoscenza della disciplina. Lo stesso vale per i tempi di attesa che vanno rispettati perche' misurano il nostro grado di rettitudine e consapevolezza.

La cintura bianca identifica il profano, da qui si procede dal decimo Kyu (arancio) fino al primo Kyu (marrone), due tacche per ogni colore con tempi di attesa e una scaletta di colori identificati in un'ordine differente dal tradizionale. Invece che bianca, gialla, arancio, verde, blu, marrone e nera, nello stile Kyokushin dopo la bianca abbiamo arancio, blu, gialla, verde, marrone e nera.

La scuola antica (Kodaikan) non contempla tutte le cinture colorate, dopo la bianca identifica solo i colori blu, verde, marrone e nera, rispettando rigidi tempi di attesa.

Dopo la marrone 1Kyu viene la nera primo Dan, ma ci si arriva solo se meritevoli del passaggio dopo anni di duro lavoro, ci vogliono, infatti, circa 5 anni di pratica costante prima di indossare una cintura nera.

Ma non illuderti perche' e' dopo la cintura nera che comincia il vero percorso.


Capitolo 2.
Frammentazione.

Esistono diverse unita' IKO, tutte sicuramente affidabili ma rimane questa la realta', cioe' una dozzina di IKO e altre organizzazioni e gruppi minori, una disciplina frammentata in fazioni, una realta' che pero' troviamo in tutti gli stili di Karate dal tradizionale al moderno, ma non solo, in tutte le discipline marziali e sistemi.

Nel caso del Kyokushin questa frammentazione ebbe inizio dopo la morte del suo fondatore "sosai" Masutatsu Oyama (RIP 1994).

L'ego dell'uomo e' come l'acqua di un torrente, difficile da fermare, ma ne prendiamo atto anche perche' l'evoluzione fa parte della vita: tutto e' in costante cambiamento.

La cosa importante e' che durante questi cambiamenti naturali venga rispettato lo spirito originale di una disciplina e il suo dogma: nel caso del Kyokushin, al di la' del gruppo di appartenenza, si devono rispettare principi e regole, si deve rispettare ogni singola specialita', ossia kihon (fondamentali), kata (forme), kumite (combattimento), e tameshiwari (prove di rotture), devono essere praticati secondo i canoni dettati dal Kaikan. Ma non basta, si devono rispettare metodi e training, tecniche in coppia, al sacco di thai, al sacco di sabbia, al makiwara, circuiti, esercizi, etc; si deve rispettare la pratica del kumite come stabilito per la classe sportiva, un full contact con limitazioni tipiche dello stile, si devono rispettare le tecniche di base, ad esempio doppia e tripla, conoscere come tirare ad arte un gedan-mawashi e un fumikomi, hiza geri jodan, kakato oroshi, kaiten mawashi, etc.; e la cosa importante, ribadisco, si devono rispettare quei tempi di attesa nei passaggi di cintura, un dettaglio che viene spesso disatteso dalla maggior parte dei praticanti.


Capitolo 3.
L'era dei parassiti.

La priorita' della maggior parte degli insegnanti di arti marziali e' quella di entrare a far parte di una dimensione di spessore senza fare sforzi, senza meriti, senza sudore, con tecnica zero e quattro nozioni in croce: tanta cultura da libri non serve in questi casi, ma per queste persone l'importante e' apparire.

Conoscere, nelle arti marziali non vuol dire sapere concetti e teoria, conoscere, nelle arti marziali significa praticare, esprimere, eseguire, essere in grado di riprodurre nei fatti quello che si dice a parole.

Nel corso degli anni, sono arrivati nel mio Dojo insegnanti di tutti i tipi, alcuni si sono presentati come maestri di karate ma non ne conoscevano la tecnica, con tante tacche ricamate sulla cintura nera ma non sapevano pronunciare un "kiai", diplomi firmati da maestri sconosciuti, totale mancanza di conoscenza dei fondamentali (kihon), delle forme (kata), delle regole del Dojo (dojo kun), delle regole del tatami, assenza di tecnica nel combattimento.

Insegnanti del genere non sono maestri ma studenti, attori che recitano una parte sul tatami con lo scopo di strappare qualche foglio di carta da esporre in bacheca, parassiti che sperano di ricevere una tacca in piu' sulla cintura, che sperano di strappare una foto coi maestri che contano.

Negli anni mi sono capitati docenti di karate che senza uno straccio di certificato “autentico” mostravano fotocopie di attestati rilasciati da sconosciuti, sigle sconosciute, enti di promozione e fogli in A4 senza una storia.

A questo punto faccio chiarezza: bisogna capire che un certificato di arte marziale giapponese deve essere autentico per essere attendibile, un diploma autentico viene dal Giappone, e' firmato da qualcuno di autorevole ed e' su pergamena.

Distinguere un fake non e' difficile, un grado o titolo di una disciplina giapponese se firmato da un ente di promozione o da persona non qualificata non ha nessun valore tecnico. Il grado riportato non avra' valore ne' dal punto di vista formale, ne' dal punto di vista etico, ne' dal punto di vista pratico, ma solo nell'ambito di quell'ente e dei suoi soci.

Ma questo non è un discorso centrato sui diplomi, non è questo il punto, il fatto è che di riflesso quasi sicuramente un fake non è solo sulla carta, ma anche sul tatami.

Come sappiamo esistono piu' gruppi di arti marziali che oratori, ma e' pur vero che esistono clan di nicchia che sono un faro nella tempesta.

Sensei Stefano Donati, presidente di World Kyokushin Italia (ex AIKK), in merito a questo argomento dice: "solo un maestro capace guidera' lo studente verso una seria crescita che potrà essere esponenziale se ci sara' impegno e costanza, mentre un falso maestro alla lunga si vede proprio dalla sua tecnica incerta o approssimata"

E mi permetto di aggiungere che basterebbe guardare le capacita' raggiunte dal miglior allievo di un maestro per comprendere parte delle verita' di quel maestro.


Capitolo 4.
Integrita' di percorso.

Un percorso nelle arti marziali deve essere fatto con impegno, costanza e perseveranza, con dedizione, con metodo e serieta'.

Avere questo rigore durante il percorso e' essenziale ma si puo' scegliere di cambiare strada se ci sono i presupposti per farlo.

Passare ad altra organizzazione della stessa disciplina non deve essere pero' un pretesto per ricevere una tacca in piu' sulla cintura, ma una scelta ponderata verso un gruppo di persone, oppure verso un nuovo orientamento, questo atteggiamento si chiama "integrita' di percorso" che si traduce in rettitudine.

Non saltare da un gruppo all'altro per salire di cintura, perche' nelle arti marziali, oltre al fatto di dover essere davvero preparati, bisogna rispettare le regole, tra cui quelle che stabiliscono i tempi di attesa nei passaggi di cintura.

La scelta di una organizzazione, pertanto, non deve mai cadere sull'elasticita' di ricevere un Dan, deve cadere sulla sua storia, sulla serieta', passione e competenza, sugli aspetti umani e relazionali che legano quel gruppo, motivo per cui dopo la frammentazione IKO del 1994, nel mio caso, pur ricevendo negli anni proposte da diverse altre organizzazioni ho sempre cercato di usare il buon senso nella scelta del gruppo a cui affiliare la mia scuola di KyokushinKai.

Negli anni sono passato da IKO a IKO2 a IKO4 anche e soprattutto attraverso i riferimenti del mio clan, sono stato pioniere del Kenpo con AKKS per un paio d'anni senza però mai legarmi a lungo ad organizzazioni che reputavo inaffidabili dal punto di vista tecnico (e ce ne sono tante), ma nel 2015, grazie al dialogo con Soke Coulombe ho puntato la mia attenzione verso l'ottava IKO in ordine di fondazione, quella che oggi conosciamo come World Kyokushin-Kai Karate Organization di Seishin Iwashita (Kaikan, Gifu Japan).

Una scelta ponderata.


Capitolo 5.
WKKO.

World Kyokushin-Kai Karate e' un'organizzazione mondiale riconosciuta dal governo giapponese.

Questo gruppo viene registrato nel 2000 come World Seishin Kaikan con sede nella prefettura di Gifu, in antichita' Nagoya e Gifu sono stati sede di samurai, a capo del Kaikan c'e' infatti, un vero samurai, Seishin Iwashita (7Dan), discendente della 56esima casta dei samurai dell'imperatore.

Se hai la fortuna di conoscere il presidente "kancho" Seishin Iwashita, noterai proprio quella quiete che e' tipica di un samurai, una quiete che e' simbolo di pazienza, ma e' simbolo anche di forza (yin e yang).

WKKO si distingue per competenza, per capacita', ma soprattutto per lo spirito che accomuna il gruppo, lo spirito KAZOKU (famiglia), simbolo di integrita' che resta inscindibile.

La famiglia e' integrita'.

Integrita' vuol dire anche pazienza, la virtu' di Seishin Iwashita: la sua pacatezza e semplicita' sono un esempio per tutti.

Quando nel 2017 sono stato scelto da Seishin Iwashita per diventare il nuovo presidente europeo di World Kyokushin, perche' il precedente era stato un fallimento, essendo io gia' in possesso del 5th Dan dal 2011, ho preferito non approfittare della nomina a presidente europeo per passare di grado, sebbene nel mio caso specifico i tempi c'erano tutti.

Rispettare forma e tempi significa dimostrare di avere rettitudine, un esempio di dedizione e coerenza che dobbiamo perseguire: uno status di nobilta' che conferisce valore a quell'anzianita' di cintura raggiunta con pazienza e sacrifici, perche' la nobilta' non e' un diritto di nascita ma e' determinata dalle nostre azioni.


Capitolo 6.
Perseveranza.

Rispetto, impegno, dedizione e perseveranza sono alla base del Kyokushin Karate.

Per arrivare al 6th Dan ci vogliono 30 anni di pratica, perche' al di la' delle abilita' personali ci sono dei tempi precisi da rispettare: chi non rispetta questi tempi dimostra non solo di non essere degno, dimostra di non avere rispetto verso la disciplina ma anche verso coloro che perseguono la stessa strada con perseveranza e rettitudine.

Essere decorosi e' un dovere.

Dopo circa 5 anni di pratica si ottiene la cintura nera primo dan. Si rimane sulla nera per altri due anni prima di aspirare all'esame di secondo dan che identifica il primo livello di istruttore (senpai), cioe' anziano.

Ci sono ulteriori 3 anni di training prima di accedere all'esame di 3rd Dan che definisce il primo stadio di maestro (sensei) con il quale si raggiunge il livello piu' alto dal punto di vista tecnico.

Per gli esami successivi, invece, oltre a rispettare tempi e forma, oltre alla tecnica esemplare, si deve dimostrare un adeguato livello di maturita' psicofisica.

Prima di sostenere l'esame di 4th Dan si deve sostare sul terzo Dan per 4 anni, si deve conoscere in modo dettagliato il programma di origine, superare prove di rottura e un numero previsto di kumite, ma non solo, e' importante dimostrare serieta' e decoro perche' il passaggio a 4th Dan identifica appieno il titolo di Sensei.


Capitolo 7.
Sensei e Shihan.

A Okinawa il Sensei resta Sensei indipendentemente dal grado, nel Kyokushin Karate con il Quinto Dan si diventa Shihan, cioe' "insegnante di alto livello".

Al termine di un percorso di docenza con il Quarto Dan (per il Kaikan sono 5 anni), si potra' inoltrare richiesta per passare alla quinta tacca sulla cintura nera, cioe' al titolo di Shihan, ma solo dopo un'attenta e seria valutazione dove si tiene conto anche delle attitudini personali. Il passaggio viene monitorato da una commissione tecnica a seguito di notifica del presidente, il quale e' il solo a decretare il grado di "renshi", cioe' il primo livello di Shihan.

Con il passaggio a Quinto Dan gli esami sono finiti, i gradi successivi vengono rilasciati per anzianita', rispettando i tempi di attesa stabiliti dal Kaikan.

Dopo 6 anni di sosta sul Quinto, se degni del compito di GM (grande maestro) si riceve il titolo di Shihan 6th Dan, la cui designazione deve essere approvata dal comitato tecnico, un traguardo molto importante che segna l'inizio di un nuovo percorso, quello definito "la via illuminata", dove, oltre alla rettitudine, alla consapevolezza e alla tecnica, si diventa "maestri di se stessi".

Non si deve mai avere fretta di raggiungere il 6th Dan, si deve portare pazienza, e dimostrare abnegazione, serieta', integrita', rispettare tempi, luogo e forma.


Il mio percorso (Karate):

Karate Shotokan (1973)
1st Dan Shotokan, 1978
Kyokushin Karate (1982)
1st Kyu Kyokushin, 1986
1st Dan Kyokushin, 1987
2nd Dan Kyokushin, 1989
1st Dan Kenpo Karate, 1989
Pioniere del Kenpo (1994)
Founder Honbu Dojo (1995)
3rd Dan Kyokushin, 1998
Sensei Kyokushin Karate
4th Dan Kyokushin, 2004
Soke Dojo di Kobe (2007)
Hall Of Fame USA (2010)
5th Dan Kyokushin, 2011
Shihan Kyokushin Karate
6th Dan Kyokushin, 2018
(vidimato 13 marzo 2019)
Saiko Shihan Kyokushinkai


Con il 6th Dan si ottengono le sei tacche sulla nera, ma si puo' anche ottenere a discrezione del Kaikan una cintura supplementare, quella di colore bianco e rossa (Budo), questa cintura indica competenza nelle discipline che educano la mente in modo diretto, che oltre al Karate-do, sono Judo, Aikido, Kobudo, Kendo, Iaido, Kyudo, Kenpo.

Secondo i principi del KODAI dopo 7 anni di dedizione e docenza con il grado di Sesto Dan si puo' ambire al titolo di Kyoshi (7th Dan) che di solito arriva per anzianita'. Questo e' quanto.

Non si passa dal quinto al settimo Dan ne' per meriti ne' per virtu' dello spirito santo.

Il grado piu' elevato di Kyokushin e' rappresentato dal titolo di Hanshi (8th Dan) a cui si arriva non prima di 8 anni di giacenza sul Settimo Dan, per cui e' facile per chiunque comprendere quanto questi Dan coincidano in termini di anzianita' anche con l'eta' del maestro.

Nel Kyokushin, il 9th e 10th Dan sono gradi simbolici. Sono pochi i gruppi che vedono legittimi questi gradi, per esempio ad oggi per la World Kyokushin il massimo livello raggiungibile e' il grado di Hanshi. Lo stesso vale per altri gruppi dove i rispettivi Kancho rivestono il grado di ottavo Dan.

Tuttavia, puo' capitare di incontrare Shihan che abbiano nove tacche sulla cintura, non c'e' da stupirsi se trattasi di un maestro anziano allievo diretto di Sosai, o se risulta Leader di un nuovo gruppo in Giappone.

Il Decimo Dan, invece, decreta lo status di fondatore (sosai), rango che non potrebbe essere attribuito ad altri maestri della medesima disciplina perche' non avrebbe senso, a meno che si tratti del fondatore di un nuovo stile o disciplina; in questo caso pero' dovra' essere fondatore di una realta' che sia riconosciuta dal Giappone, altrimenti sarebbe troppo facile, invento uno stile e indosso il decimo dan.

Tuttavia, per certe discipline puo' accadere che una federazione identifichi il maestro anziano a cui attribuire un decimo Dan "ad honorem": e' accaduto nel 2010 a Hirokazu Kanazawa (rip 2019), e nel 2011 a Hiroshi Shirai, entrambi icone del karate shotokan.

Il 9th Dan si puo' attribuire al grande maestro dopo 10 anni di permanenza sul grado di Hanshi, il nono Dan e' la qualifica con cui si diventa Soke cioe' Caposcuola di un clan, nel Kyokushin e nel Goju ad esempio il nono Dan rappresenta il grado di "Saiko Shihan" cioe' di "maestro dei maestri", come nel caso di Kazuyuki Hasegawa del gruppo World Zen-Kyokushin, o come nel caso di Goshi Yamaguchi simbolo della scuola Goju-kai.


Capitolo 8.
Saiko Shihan.

Saiko significa "supremo", un titolo nobile e prestigioso per la cultura giapponese, un titolo che all'interno di un Kaikan puo' essere conferito una sola volta ad uno shihan di grande abilita' nelle discipline e di indiscutibile talento.

Nel Kyokushin come nel Goju ryu, questo titolo e' molto raro, tuttavia, puo' accadere che venga designato al titolo uno Shihan che abbia negli anni dimostrato talento, che abbia dimostrato eccellenza, che abbia dimostrato rispetto e lealta' verso un'organizzazione riconosciuta in Giappone, uno Shihan che abbia sicurezza e competenza nel Budo.

Negli anni '70, questo titolo fu attribuito ad un grande maestro allievo di Sosai, Shigeru Oyama, esperto di Budo e Bushido.

Shigeru ha sempre dimostrato di avere un carisma unico, nel 1966 supero' di gran lunga la prova dei "100 uomini" (hyakunin kumite) superando in totale 120 kumite il 17 settembre 1966, al termine di quell'impresa maturo' l'idea di trasferirsi a New York con lo scopo di diffondere il Kyokushin negli USA, fondando in seguito la sua organizzazione (World Oyama Karate, 1985).

La sua scomparsa, il 14 febbraio 2016, per quanto mi riguarda ha lasciato un vuoto nel mondo del karate che definisco eccellente, Shigeru Oyama e' il simbolo del karate estremo, un'icona per chi vive le regole del Kyokushin autentico (KODAI).

Per come la vedo: un Saiko Shihan deve essere leale innanzitutto, deve trasmettere forza e sicurezza alla disciplina.

La nomina di un Saiko Shihan pero' deve partire esclusivamente da qualcuno che sia autorevole, dal fondatore di una disciplina (se in vita), un Hanshi anziano che sia stato allievo del fondatore, o un Hanshi che sia stato allievo del precedente Saiko Shihan.

Nel caso di Andrey Coulombe (8Dan), Soke di WKKO, allievo di SOSAI e dopo allievo di Saiko Shihan Shigeru, i requisiti ci sono tutti, Andrey e' infatti consulente internazionale di diversi gruppi e organizzazioni di Kyokushinkai.

La regola stabilisce che il Soke o Hanshi, oltre ad avere i requisiti per candidare uno shihan al titolo, deve anche conoscere il candidato sia dal punto di vista tecnico che dal punto di vista umano, una scelta che va maturata nell'arco di mesi e va condivisa con il presidente.

Per ogni organizzazione mondiale esiste un solo Saiko Shihan.

Ho avuto il privilegio di essere designato al titolo di Saiko Shihan dal Giappone, su scelta di Andrey Soke Coulombe, nomina formale confermata dal mio clan di origine che ha depositato e registrato il mio "kamon di famiglia", una nomina maturata dopo il seminario internazionale di due giorni a Stoccolma nel 2017 con Andrey Soke e Tamas Weber.

La scelta e' stata condivisa con Kancho Seishin Iwashita in data 10 ottobre 2018, e' passata esecutiva in data 28 ottobre 2018, ed e' stata formalizzata il 13 marzo 2019.

Alla cerimonia, che si e' svolta presso lo storico Honbu Dojo di Busto Arsizio, erano presenti Kancho Seishin Iwashita, Andrey Soke Coulombe e due Shihan di rango elevato come testimoni: Hanshi Herbert E. Forster dalla Svizzera (WKKO Executive Chairman), e Shihan Marcel Smit dall'Olanda (WKKO Honbu Cho). Una cerimonia che si e' svolta "a porte aperte" per la trasparenza e importanza dell'evento, alla presenza di ospiti illustri, docenti esterni, di atleti, maestri e aspiranti istruttori, tra i quali gli aspiranti istruttori del progetto AIS 2018 (Giuseppe Vuovolo, Pasquale Vetere, Angelo Vuovolo, etc.), alla presenza di ospiti esterni tra cui Alex Paris, presidente di WKMA (world krav maga association), venuto appositamente da Londra.

Tra il pubblico era presente anche Andreas Cazzetta, figlio di Sensei Antonio Cazzetta, una vecchia conoscenza (stage regione Lombardia di Kyokushinkai nel 1998). Suo figlio Andreas (senpai) e' stato di recente mio ospite al Dojo di Busto per un breve periodo.

Tra gli ospiti, invece, c'era anche il vicino Sensei Gazich (shotokan Fikta), venuto a salutarmi a inizio mattinata. Dopo e' arrivato anche il presidente di una delle federazioni italiane di karate tradizionale, il quale solo in seguito si e' dimostrato essere inaffidabile come altri dei suoi colleghi, tipici politici dalla natura politica.


Capitolo 9.
Dettagli.

E' importante capire chi ti firma un certificato.

I gradi del Kyokushin non sono firmati da maestri qualsiasi, non sono diplomi in A4, sono certificati su pergamena firmati da Shihan autorizzati che rilasciano un grado autorizzato e registrato dal Kaikan. Il layout del certificato ha un preciso criterio di scrittura e un preciso criterio di forma, in alto c'e' il Logo del Kaikan con timbri ufficiali in basso e al centro della riga centrale che separa la scritta in inglese a sinistra dalla scritta in giapponese a destra, con firme definite tra cui quella del presidente, un codice nascosto che ne identifica l'autenticita', una matrice in alto a destra, la stessa segregata sui registri in Giappone, e un numero progressivo che viene riportato appunto sui registri.

Nulla si fa per caso nella cultura giapponese, tutto ha un significato tutto segue un preciso percorso e orientamento.

L'importanza delle cose risiede nei dettagli oltre che nella sostanza, perche' i dettagli sono l'essenza e la forza del miglior Kyokushin Karate.


Capitolo 10.
Maestri e mentori.

Tanto importante e' la scelta di una organizzazione quanto importante e' la scelta del maestro che dovra' seguirti lungo il percorso, per questo: "scegliete il maestro con saggezza, ma in futuro ricordate di scegliere il vostro mentore con uguale saggezza".

Un maestro e' il faro che deve guidarti alla conoscenza della disciplina, guida spirituale ma soprattutto tecnica: in questo caso la sua esperienza e le sue attitudini sono importanti, se un maestro non e' in grado di fare un movimento, se non e' in grado di eseguire una tecnica come puoi sperare che insegni le stesse in modo efficace ?

Potra' raccontarla ma serve a poco perche' all’atto pratico non bastera', l’arte marziale non e' una sessione universitaria ma un'insieme di pratiche fisiche e mentali orientate all'arte del combattimento.

Un maestro non insegue ma segue lo studente, un maestro ti rimprovera solo per farti crescere, un maestro deve stupire ma anche ispirare, un maestro deve insegnare i valori ma anche la realta', come il nonno coi nipotini deve educare.

Un mentore e' invece l'anziano o il maestro di grado piu' alto a cui ispirarsi, egli supporta le tue scelte e ti sostiene senza denigrare, senza fare pressione, resta in silenzio o suggerisce una linea, il mentore non tira acqua al suo mulino e non ti fa pesare nulla, ti consiglia a volte con logica senza offenderti.

Nel Karate non si finisce mai di imparare, come in qualunque altra disciplina, anche per questo motivo tutti avranno bisogno di una guida che sia affidabile ed esperta, che non sia effimera o attaccata alle semplici apparenze: e' importante avere un buon maestro e non c'e' nulla di male ad avere un mentore anche quando credi di essere arrivato, perche' nelle arti marziali non si e' mai arrivati, ogni percorso finisce con l’inizio di un nuovo percorso.

Siete liberi di scegliere il vostro maestro, quando avete la fortuna di trovarlo seguitelo con dedizione senza distrarvi dall’effimero o dalle apparenze di chi e' bravo solo a raccontare, o peggio, a fare marketing.

Allo stesso modo siete liberi di scegliere il vostro mentore, con cui mantenere un dialogo costruttivo ma di reciproco rispetto: se viene a mancare il rispetto, cambiate mentore.


Capitolo 11.
Le mie massime.

(1) Il Kyokushin e' nello spirito di chi lo pratica nella sua essenza, di chi mette a fuoco lo spirito del Budo, di chi trasmette allo studente le basi della disciplina senza mai fermarsi al primo apprendimento, perche' il Karate e' un cammino senza fine.

(2) Il Kyokushin e' nello spirito di chi dimostra un impegno costante, di chi punta a superare i propri limiti, di chi persevera e non si arrende.

(3) Il suo spirito e' nell'integrita' dei valori, non in un gruppo piuttosto che in un altro, non e' un brand ma uno stile di vita, uno stile che tutti rispettano per forza e tenacia, uno stile che puo' diventare anche uno strumento di difesa se alla guida c'e' un maestro capace.

(4) Il Kyokushin autentico e' molto di piu' di uno stile di Karate, e' tecnica di combattimento, ma anche arte, una disciplina completa che cerca di trasmettere l'ultima verita': nessun confine come confine.


Capitolo 12.
La cosa importante.

L'effimero e l'inganno nel mondo delle arti marziali sono alle porte, ma tenete a mente che se non c'e' "maestria" non c'e' maestro.

Se un maestro si presenta come fenomeno ma alla fine risulta fenomeno di se stesso, o di un gruppo sconosciuto, o peggio inesistente, riflettete. Se riesce a vendersi come verbo di una disciplina ma all'atto pratico si muove come un bradipo, diffidate.

Se esprime concetti lontani dalla filosofia di origine, se esprime temi lontani dalla tolleranza, se punta all'effimero piuttosto che al concreto, e se non ha uno storico definito, riflettete.

Se si presenta come un samurai ma la sua tecnica esprime la solita routine, riflettete. Se dice di essere maestro di kyokushin autentico ma non e' affiliato a nessun Kaikan in Giappone, diffidate.

Se non conosce la differenza tra jissen kumite e sogu kumite, se non conosce le tecniche principali del sogu kumite, se dimostra non solo di non conoscere le tecniche goshin o le basi del naifu jutsu, ma non sa distinguere sukimu da keiko, non conosce la Hiten ryu, gli esercizi Jiyuren, le posture del Kujido, riflettete tre, quattro, sei volte.

Se quando impugna una katana pare maneggi un camion, se i suoi fendenti sono grezzi (si vede), se non conosce kata di kama e sai, se non conosce il kenpo, se non ha piedi ossia non sa muoversi sui cambi di direzione, se non brucia le distanze, se non ha ritmo, se non porta preciso i colpi, se non ha baricentro quando porta una proiezione, se e' bravo solo a narrare ma dimostra scarsa abilita' sul tatami, se e' bravo solo grazie ai video confusi dei suoi bravissimi tecnici del montaggio, mi farei mille domande.

Teoria, libri, web, servono a zero se non fai pratica costante sul tatami attraverso una guida capace, altrimenti saremmo tutti maestri guardando dei video sui social o leggendo uno dei tanti libri sulle arti marziali.

Un maestro deve avere uno storico ben definito e far parte di un clan o di un gruppo definito, deve essere affiliato in Giappone, appartenere ad un Kaikan che ne riconosca serieta' e competenza.

Un maestro non deve raccontare, ma ispirare con la sua tecnica.


Capitolo 13.
La casa antica.

KODAIKAN

Migliorarsi sempre.

La famiglia e' integrita'.
Rispetto e perseveranza.
La pazienza, virtu' dei forti.
Essere decorosi e' un dovere.
Lealta' e coraggio, nobilta'.
Dipartimenti del Budo.

I principi del Kenpo:

(1) Costanza della pratica, come il sole si rinnova giorno dopo giorno, cosi' anche tu rinnovati.

(2) Dojo e' Luogo di saggezza.

(3) Kenpo, un flusso di emozioni.

(4) Il drago e la tigre, come il cielo e la terra (yin e yang), armonia.

(5) La quiete dopo la tempesta.



LE REGOLE (KUN)
(1) Un maestro deve dimostrare "maestria".
(2) Lontani dall'Ego.
(3) La mente supera la materia.
(4) Nessun confine come confine.
(5) L'onore non si impara.
(6) Bushido nel cuore.
(7) Budo nei fatti.
(8) KAZOKU.



LA PRIMA REGOLA DEL KODAI:
un maestro deve dimostrare maestria (rif. clan Tadashi, Kyokushin Karate).

La maestria e' il biglietto da visita di un maestro, senza "maestria" non c'e' maestro. La maestria e' visibile anche agli occhi del profano.

"Quello che un maestro non sa fare ad arte non potra' mai trasmetterlo, quello che un maestro non conosce per esperienza diretta non potra' sperare di insegnarlo" (rif. Saiko Shihan).

"La maestria deve trasmettere emozioni attraverso il movimento, unico vettore della tecnica" (rif. Soke Nagae, Kenpo).


LA SECONDA REGOLA DEL KODAI:
Lontani dall'Ego. L'ego e' il tuo peggior nemico.

L'ego e' il tuo unico ostacolo verso una crescita costruttiva e onesta nelle arti marziali.

"Insegnerai in modo onesto quando ammetterai di non aver mai smesso di imparare, ma potrai insegnare in modo eccellente solo quando i movimenti saranno il tuo unico verbo" (rif. Soke Nagae, Kenpo).


LA TERZA REGOLA DEL KODAI:
La mente supera la materia.

Il KODAI e' una scuola che ha una sua identita': nasce per raccogliere diversi aspetti della tecnica, ma si interessa soprattutto di costruire una forma mentis che sia forte e sicura.

"La mente e' fulcro delle nostre potenzialita': strategia, creativita', determinazione, forza, equilibrio, flusso continuo e velocita' vivono alla base dello status mentale" (rif. Saiko Shihan).


LA QUARTA REGOLA DEL KODAI:
Nessun confine come confine.

L'essenza di tutti i principi.

Praticare con spirito KODAI vuol dire praticare karate nell'ottica di autentico coraggio, andare oltre quello che puo' essere l'aspetto tradizionale o sportivo. Nessun confine, nessun limite.

Lo spirito KODAI insegna la continua ricerca della tecnica, costruisce mattone dopo mattone lo status mentale, plasma le nostre attitudini, orienta la nostra tecnica, aumenta la reazione, migliora il rendimento con lo scopo di formare un guerriero che sia completo.


Capitolo 14.
La tecnica innanzitutto.

WAZA

Una crescita non si misura sempre e solo nella forza muscolare o nella preparazione atletica, sebbene nel Kyokushin siano importanti.

La tecnica e' fondamentale.

Se pensiamo alle prime origini del Kyokushinkai non siamo lontani da questa linea di pensiero: lo stesso Sosai aveva dedicato anni della sua istruzione alla ricerca della tecnica risolutiva, del più forte karate, capace di tenere testa nel combattimento alle scuole thailandesi, per questo motivo il suo percorso di studi passo' dallo shotokan di Funakoshi al goju ryu di Miyagi senza fermarsi, integrando altre discipline quali judo, kenpo, boxe, taekwondo, con l'unico scopo di dare efficacia al suo nuovo stile che prese il nome di ULTIMA VERITA' (kyokushin).

Quando in passato mi e' capitato di interagire con altre organizzazioni di Kyokushin per un progetto (che per fortuna ho abbandonato), ho avuto modo di verificare le forti discrepanze tecniche esistenti in tanti atleti e maestri, al di la' delle incoerenze di pensiero dimostrate, ma vere e proprie lacune tecniche del movimento a partire dalle braccia (notevole carenza pugilistica) fino ai piedi (assenza di mobilita'), ma non solo, mancanza di sincronia, baricentro, flusso continuo, precisione, distanza.

Cose dell'altro mondo.

Nel KODAI, il Kyokushin e' anche benessere spirituale. Ebbene si', guardare anche questo aspetto, molto spesso trascurato, e' fondamentale per migliorarsi.

La pratica zazen, ad esempio, e' importante per crescere. Solo chi non vede oltre il proprio naso potra' affermare che il Kyokushin e' solo calci e pugni, di certo non e' cosi', ma comunque, anche se lo fosse, almeno sforziamoci di tirarli ad arte, cioe' precisi, veloci e forti.


Capitolo 15.
Condizionamento.

Nel Karate gli esercizi al makiwara sono importanti, chi non comprende l'utilizzo e' perche' non e' in grado lui stesso, o perche' non ha mai trovato lungo la strada una guida capace.

Nel 1908 Anko Itosu scrisse: "Le mani e i piedi sono importanti e vanno rinforzati in modo esauriente con l'uso del makiwara. La pratica del makiwara consente di prendere consapevolezza della propria forza, di imparare la presa a terra con i piedi, trasferire e usare l'energia dal basso ventre. Pratica con ogni braccio cento o duecento volte".

Questo attrezzo non serve solo a forgiare le parti interessate, il suo esercizio serve a condizionare la tecnica all'intensita' dell'urto, a prendere cognizione di distanza e postura nel calibrare un colpo.

Gli esercizi al makiwara non si fanno con foga ma con giudizio, mai va fatto con impeto ma con tatto, cioe' con l'idea che il miglior Kyokushin non e' mai quello esasperato ma quello intelligente, quello educativo dal punto di vista motorio, che deve forgiare e non logorare, deve essere formativo, longevo, sicuro.

Questo approccio al condizionamento vale anche per il training al sacco di boxe, di thai e al sacco di sabbia, quest'ultimo nel caso del "kyokushin autentico" e' fondamentale.

Senza guantini, per condizionare le mani nude a gestire la forza d'urto e per stabilizzare i polsi, per chi conosce questo tipo di training sa con certezza che non e' cosa per tutti, soprattutto nel caso del sacco di sabbia, che nella parte bassa per i gedan-mawashi e' come colpire il cemento.

Se al termine degli esercizi abbiamo ferite o tagli, significa che non siamo stati precisi, significa che ci sono cose da sistemare, significa che siamo stati frettolosi o scomposti nel colpire, che non teniamo le distanze, che non rispettiamo le traiettorie, interrompete, medicate le ferite, migliorate sui fondamentali e riprendete.

Il condizionamento deve procedere in modo sano per essere efficace, le ferite non aiutano a crescere nel condizionamento.

Dopo aver recuperato, fate esercizi al makiwara con velocita' ridotta per gestire l'intera esecuzione, dosate la pressione sul bersaglio con intensita' crescente, colpite nella postura piu' stabile, mantenete la distanza e colpire con le prime due nocche, aumentate gli esercizi in maniera progressiva.

L'equilibrio e' uno degli elementi piu' importanti del Karate, dove per equilibrio si intende sia quello mentale che fisico del baricentro: postura e stabilita' si traducono in forza d'urto, percio' sono i piedi a gestire distanza e intensita', come in fase di kumite saranno i piedi a gestire la direzione della forza.

Il movimento e' il vettore della tecnica, per avere una tecnica di qualita', che sia pulita e precisa, il movimento deve essere di qualita', questo vale sia per il Karate che per qualunque altra disciplina.

Un movimento di qualita' deve essere forgiato dai Kihon.

I Kihon, che sono come le radici di un albero, servono a migliorare postura, traiettoria e precisione, questo ci permette di avere un fusto sano e forte, utile per gli esercizi al makiwara come per il training al sacco.

Un condizionamento con metodo, sano e consapevole portera' frutti al nostro albero.


Capitolo 16.
Le direttive.

Le direttive hanno la finalita' di completare la formazione del karateka, dove coraggio e lealta' sono alla base del percorso come per un samurai, dove la realta' del combattimento sono traguardo e punto di forza.


SHIREI

Quattro direttive di forma: impegno, costanza, perseveranza, dedizione.


BUSHIDO

Integrita' (Gi); Coraggio (Yu); Rispetto (Rei);

Compassione (Jin); Onesta' (Makoto);

Onore (Meiyo); Lealta' (Chu).


TEJUN

Quattro istruzioni per crescere nella tecnica di combattimento:

(1) BUMON

(2) KUMITE

(3) GOSHIN

(4) KENJUTSU


Il KODAI fa della spada un traguardo per lo spirito.


Capitolo 17.
Le forme.

KATA

I Kata sono fonte di ispirazione per qualunque stile di karate, ma non sono punto di forza in uno scontro reale.

Ogni stile di Karate gode di un suo programma tecnico, a seconda del Kaikan di riferimento il programma Kyokushinkai prevede dai 24 ai 33 Kata.

Taikyoku sono-ichi (Funakoshi)
Taikyoku sono-ni (Funakoshi)
Taikyoku sono-san (Funakoshi)
Sokugi Taikyoku sono-ichi
Sokugi Taikyoku sono-ni
Sokugi Taikyoku sono-san
Pinan sono-ichi
Pinan sono-ni
Pinan sono-san
Pinan sono-shi
Pinan sono-go
Sanchin (Goju ryu)
Bassai Dai (Shotokan)
Yantsu (Motobu Shito ryu)
Tsuki no-kata (Oyama)
Tekki sono-ichi
Tekki sono-ni
Tekki sono-san
Gekisai Dai
Gekisai sho
Tensho
Saifa
Seienchin
Seipai
Garyu
Kanku Dai
Sushiho

Forme Integrative:
Geri no-kata (Tadashi)
Kyoken nidan (Togakure)
Kankute (Igashin)
Kyoken Dai (Kenpo)

Nell'esecuzione di una forma non si deve disperdere energia, come non si deve essere approssimati, ma cercare di dare il meglio di se'.

Il Kata non deve mai avere alla base uno spirito di competizione.

E' mia opinione che un Kata serve allo spirito della tradizione, serve all'inizio per crescere nella tecnica, ma non e' formativo per la pratica del kumite.


Capitolo 18.
Il combattimento.

KUMITE

Il KODAI dedica attenzione al Kumite nelle sue forme:

Jissen Kumite. Quello che si vede nelle competizioni sportive, tema principale della classe agonisti con regole definite: sono ammessi solo pugni al tronco, ginocchiate, calci alti e calci alle articolazioni, sono vietati pugni al viso, colpi a mano aperta, gomitate, e proiezioni di judo, il jissen kumite si basa su perseveranza e resistenza fisica.

Sogu Kumite. Il combattimento tradizionale di Oyama viene visto come in origine senza limitazioni, colpi a mano aperta, gomitate, prese, ginocchiate e potenti calci, proiezioni di judo, chiusure a terra, un tecnica finalizzata per vincere con il Kyokushin in modo diretto.

Kento Kumite. Il combattimento del clan Tadashi. Tecniche veloci e risolutive ().

Combattere contro se stessi e i propri limiti, affrontare prove e allenamenti difficili, migliorare sempre, questo è l’obbiettivo.

Alcune di queste prove possono essere impegnative come quella che si sostiene in Giappone per il passaggio a nera (jiyu kumite), o quella conosciuta come la prova dei cinque anelli (itsutsu no-tesuto); mentre ci sono altre prove tipiche della filosofia KODAI, sono prove di coraggio, forse piu' difficili dal punto di vista tecnico e del controllo, come la "prova d'argento" (shiruba) che si sviluppa in lunghi anni di pratica, riuscire a fermare un fendente di spada con le mani (moroshotei).


Capitolo 19.
La prova di coraggio.

Nella filosofia KODAI, la guida alla prova di coraggio deve essere un maestro d'armi, oltre che maestro di Karate, una guida deve spaziare dal Kenpo al Jutai ju-jutsu, ma cosa importante deve essere esperto di lama, di postura, uso, maneggio e manipolazione della spada.

Un uchi-deshi (studente interno) puo' chiedere al suo maestro di allenarsi nella tecnica moroshotei, ma solo dopo che avra' completato tutte le posture, fendenti, affondi, linee e angoli di spada, dopo aver dimostrato di avere "flusso nei piedi", ossia maestria negli spostamenti.

Si comincia con studiare esercizi propedeutici, come il kentai-sho, l'onda, il vento e i sette esercizi di Iga subito dopo, un paio di kata di spada e iaido-ren della Hiten ryu, solo alla fine di questo percorso si passera' alla tecnica moroshotei su un fendente di boken.

Prima piano e poi sempre piu' veloce, progressivamente.

Questi esercizi si ripetono per tre anni sotto la guida di un maestro esperto, dopo aver conseguito il secondo Dan di KyokushinKai ci si puo' allenare a fermare la lama di una spada non affilata. Per questo allenamento devi aver raggiunto un grado molto elevato di tecnica, di capacita' motoria e di reazione, infine, dopo almeno sette anni di pratica con lama non affilata si può provare a fermare una vera katana, ma per esperienza diretta mi sento di sconsigliare questo passaggio.

Questa prova rappresentava una delle performance di Saiko Shihan Shigeru Oyama, nelle sue esibizioni piu' famose fermava appunto un fendente di spada, tirato da Tadashi Nakamura.

In questa prova di coraggio deve esserci sintonia tra i due maestri.

La tecnica di concentrazione e di respirazione sono fondamentali, il partner (uke) che porta il fendente gioca un ruolo fondamentale, il suo colpo non dovra' essere portato fino in fondo o con intensita', e l'azione di blocco a due mani non dovra' mai partire in anticipo, la tecnica deve risultare pulita per essere perfetta. Questa sincronia e alta capacità di reazione si chiama "oseki", durante il mio percorso ho conosciuto solo un paio di maestri eccellenti capaci di esprimere una tale maestria.


Capitolo 20.
L'autodifesa.

GOSHIN

La linea di pensiero della scuola antica (Kodaikan) si distingue dalle altre scuole di Kyokushinkai per il tempo che dedica alla sua difesa personale, quindi alle tecniche di autodifesa (goshin waza).

I Goshin sono un centinaio di tecniche forti, efficaci, risolutive, dove la conoscenza dei punti vitali (kyusho) uniti a kenpo, karate e ju-jitsu giocano ruolo essenziale. Le tecniche di difesa sono studiate in modo educativo, didattico, per poi passare al condizionamento delle stesse.

Il Glossario delle tecniche di difesa e' presentato nel dettaglio da un mansionario e viene insegnato da una guida capace.

Quando una guida di Goshin puo' considerarsi capace? Quando la sua capacita' di reazione e' pari a zero. Quando la sua tecnica di difesa e' fluida, sicura, precisa, forte. Se la tecnica di difesa risulta approssimata (e si vede), non sara' la tecnica di una guida capace.


Capitolo 21.
Dipartimenti del Budo.

BUDO BUMON

Elementi di Judo e Aikido sono la base per iniziare a introdurre i primi argomenti del Budo.

I primi tre settori che fanno parte del JUTAI (o Ninpo ai-jutsu) praticato in origine presso il Dojo di Kobe e nella provincia di Iga sono: tecnica cedevole composta da Ju Jitsu (arte morbida) nei due stili principali kyoto e satoru, Sabaki Jutsu (arte del movimento) e Kyusho (punti vitali).

Il quarto settore e' una vera istituzione dei colpi di Karate (atemi): il KENPO (Legge del pugno), esso focalizza la sua attenzione sulle traiettorie e ricerca dei bersagli, "un flusso continuo di emozioni" che in origine veniva praticato a Shikoku.

Per chiarezza, non viene studiato il kenpo americano che rappresenta il kenpo moderno (kenpo-karate) orientato al self-defence, bensi' il quarto settore si occupa di kenpo giapponese (ryuto shinpo) e di kenpo cinese (kuntao).

Il quinto settore e' l'arte Kobudo (antica via marziale): dopo un breve sguardo al nunchaku, la pratica Kobudo si orienta nelle tecniche di Bo, Kama e Sai.

Il Kyokushin autentico pero' e' anche Bushido, e la formazione di un samurai prevede esercizi di tecnica psicofisica (seika), che sono basati sul centro della nostra forza vitale (tanden), motivo per cui il sesto settore e' il Kenjutsu (arte della spada) e Iaido (via dell'estrazione).

La pratica del Kenjutsu si concentra sugli stili di origine del clan Tadashi, ossia le scuole Hiten ryu e Koto ryu.

La spada giapponese e' strumento di vera crescita spirituale per il Kyokushin Karate, il KODAI tende a studiare la spada in maniera versatile nelle tre posture principali (moro-to, ichi-to, ura-to), sottolineando l'importanza dei piedi, dei tagli in piu' direzioni, analizzando le lame nelle sue diverse forme e nei due stili (Hiten e Koto ryu).

Dove uno shuto deve essere forte come un fendente di spada, cosi' un affondo o un dritto di spada dovra' essere fluido e certo come una tecnica di Karate, sempre accompagnati da lealta' (chu) e coraggio (yu).

Infine, solo per chi dimostra autentica fedelta' al clan si intraprende lo studio del settimo dipartimento, il coltello giapponese (naifu) e la scuola chiamata "shi-no tenshi" ().


Capitolo 22.
Tradizione e Onore.

Nelle sedi di Osaka e di Kobe da anni si addestrano fighter sconosciuti dal grande pubblico, essi non fanno competizioni ma sono eccellenti lottatori con le piu' antiche finalita', in quei luoghi non esiste conoscere solo il Karate ma tutti i Bumon che sono ritenuti fondamentali a formare un guerriero, questa e' la filosofia del KODAI, questa la linea di pensiero che porto avanti.

La massima diffusione di questa scuola di pensiero si ebbe negli anni '70 con il clan Tadashi (karate estremo) apprezzato da fighter e marzialisti, le sue origini pero' sono molto piu' antiche dello stesso Kyokushin.

La scuola di Iga che esprimeva una tecnica fluida come l'acqua e la scuola di Koga forte come il tuono, si racconta che uno stile antico di Karate e Kenpo venisse praticato dai leggendari guerrieri della montagna (Yama Bushi) e le cui tecniche cosi' versatili e risolutive si diceva venissero distribuite solo a una ridotta cerchia di maestri che insegnavano a una ridotta cerchia di famiglie, quelle diciamo "rispettabili" del Giappone.

Tutte le discipline attuali sono state negli anni inquinate dalla naturale evoluzione delle cose, dalle regole sportive, dalla frammentazione che dopo la morte dei loro padri fondatori hanno dovuto affrontare.

Questo e' quanto.


Onore a Sosai Mas Oyama per aver fondato il KyokushinKai, noto come "the strongest karate", disciplina temuta e rispettata in tutto il mondo per la sua efficacia e per i valori che riesce a trasmettere.


Onore a Shigeru Oyama e a tutti i maestri che hanno avuto coraggio, che sono usciti dagli schemi per dare valore aggiunto alla disciplina.


Onore al clan Tadashi e a quei maestri eccezionali che hanno ispirato il mio cammino (), che hanno forgiato la mia tecnica e il mio spirito, a coloro che sono riusciti a trasmettermi il fascino di una disciplina unica.


Capitolo 23.
Epilogo.

Ogni maestro e' davvero maestro quando oltre a saper raccontare riesce a dimostrare "maestria", un maestro e' maestro quando arriva ad essere maestro di se stesso, ma soprattutto quando, spaziando nelle discipline del Budo e dimostrando eccellenza in ogni tecnica, rimane convinto della sola unica verita', che non si finisce mai di imparare.



Saiko Shihan
Emilio Bevilacqua

WKKO Europe President
WKKO World Committee


WORLD KYOKUSHIN-KAI KARATE ORGANIZATION (Kaikan Japan)